SARDEGNA. UNA CRISI PROFONDA

SARDEGNA. UNA CRISI PROFONDA

SARDEGNA: UNA CRISI PROFONDA

l’ultimo treno perso.

E’ fortemente significativo il fatto che sino a quando la Zona Franca non verrà riconosciuta giuridicamente, ogni aspettativa da parte nostra sarà resa vana dal rigetto di ogni e qualunque atto che potremmo (o vorremmo) presentare all’Agenzia delle Entrate per dichiarare la nostra assunzione del diritto alla ZF con tutti i benefici che riteniamo ci competano.

Abbiamo sentito le promesse della Lega in campagna pre-elettorale; Abbiamo sentito anche dopo tale evento un accenno anche da parte del M5S, ma niente di ufficiale; ovverro, nulla è stato preso in esame dal Governo per legiferare in via definitiva sull’imposizione possibile alla RAS di applicare la ZF nei modi consentiti.

Sta di fatto che intorno all’argomento, Stato, Regione e politicanti vari, ce la mettono tutta per creare illusione e confusione insieme: Perché? Perché sono tutti pilotati e comprati? Perché l’Europa (e l’Italia stessa) non è d’accordo sul concedere l’applicazione giuridica dello Statuto Speciale. Ma in questo modo vengono meno anche i diritti sull’insularità previsti dalla Costituzione Italiana.

Insomma, che fine si vuol far fare alla Sardegna? Ai Sardi?

Stiamo vivendo la storia di un’economia Sarda che forse volutamente è stata messa in crisi, giusto per togliere autonomia e potere al Governo Regionale (complice), ovvero al popolo che, ridotto allo stremo, fugge via (non è una novità né un’esagerazione), emigra, evade, per non crepare.

Se le imprese locali chiudono, se falliscono, se hanno debiti con banche e fisco, ciò a qualcuno conviene. Ma chi è questo qualcuno?

Si è detto che L’Europa (e altri paesi) sta cercando siti di deposito di scorie nucleari: E quale posto migliore di una terra spopolata qual’è già la Sardegna?

Quale l’intento di una Politica favorevole alla lotta allo spopolamento mediante l’innesto di immigrati?

Perché le continue innumerevoli battaglie per la scelta di una lingua ufficiale? A ben pensare anche questa è una scelta dall’alto giusto per creare divisione nel popolo.

Perché l’indipendentismo Sardo è frammentato in innumerevoli partiti e movimenti politici che non portano risultato? Anche questo aspetto desta molteplice perplessità.

A queste condizioni, caro popolo sardo si potrebbe dire “Lascia ogni speranza”.

Ma la soluzione c’è?

Si! Ed è solo di volontà popolare. Peccato che in Sardegna, i Sardi abbiano nel loro DNA la presenza di un elemento che impedisce loro di unirsi, anche nelle piccole cose; nelle piccole imprese; nel fare società d’impresa secondo canoni di stima e fiducia.

Ora valutiamo il
Decreto Legislativo 10 marzo 1998, n. 75

“Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna concernenti l’istituzione di zone franche”

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  • Visto l’articolo 87, comma quinto, della Costituzione;
  • Vista la legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, che ha approvato lo statuto speciale della regione autonoma della Sardegna;
  • Vista la proposta della commissione paritetica prevista dall’articolo 56, primo comma, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, nonche’ il parere del consiglio regionale della Sardegna;
  • Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 4 marzo 1998;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e delle finanze;

E m a n a il seguente decreto legislativo:

Art. 1.

  • In attuazione dell’articolo 12 dello statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.
  • 2. La delimitazione territoriale delle zone franche e la determinazione di ogni altra disposizione necessaria per la loro operativita’ viene effettuata, su proposta della regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.
  • 3. In sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del porto di Cagliari e’ quella di cui all’allegato dell’atto aggiuntivo in data 13 febbraio 1997, dell’accordo di programma dell’8 agosto 1995 sottoscritto con il Ministero dei trasporti.

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E questo è quanto la Regione Sardegna non ha mai fatto. Non ottemperando alla predetta Legge, si è causato un danno economico non di poco conto, perché questo Decreto Legislativo avrebbe consentito all’intera Sardegna (vista l’estensione portuale) di richiamare a sé investitori esterni e avrebbe consentito sviluppo economico certo ad aziende nascenti o già presenti sul territorio.

Se ciò fosse accaduto, si sarebbero aperte gradualmente altre vie per l’ottenimento della Zona Franca Integrale, i cui beneficia tari sarebbero stati anche i privati (dipendenti del settore pubblico e privato, pensionati ecc…).

C’è però da fare i conti con un altro ostacolo costituito dall’Agenzia elle Entrate, ovvero dallo Stato, che si farebbe forte del DPR 633 del 72 ed ha a che vedere con un processo di controllo nonché sanzionatorio nei confronti di chi, pur avendo presentato una dichiarazione di intenti, non rientri nelle dettate specifiche normative.

Infatti, non si prevede una dichiarazione di intenti per chi –impresa- non abbia un mercato dichiaratamente esportativo dei beni prodotti. Ma qui ci si confronta con un DPR che è costituito da bel 94 articoli, relativi commi e modifiche apportate negli anni.

Si evince che un DPR così strutturato, è di difficile interpretazione. Da qui, le separazioni di gruppi zona franchisti  cui assistiamo man mano che si va avanti nel processo risolutorio. Tuttavia, è ausppicabile il riconoscimento della Zona Franca Integrale e per questo non bisogna mollare, perché se esistono interpretazioni che danno merito ad alcuni studiosi, vuol dire che le normative sono perseguibili e applicabili anche in tal senso.

Altro elemento determinante in negativo è il risvolto politico cui è legata la RAS. Se al contrario avessimo avuto una RAS sardista o quanto meno accorta ai bisogni dell’economia che grida il suo SOS legittimo, i 5 porti Sardi sarebbero già collegati tra loro; avremmo avuto ben 5 porti franchi.

Non poco a mio parere.

( Sardegna: Una crisi profonda -di Gianni Nachira)

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