UN BUON GOVERNO PER LA SARDEGNA

UN BUON GOVERNO PER LA SARDEGNA

UN BUON GOVERNO PER LA SARDEGNA
Una organizzazione politica da effetto indubbiamente può essere costituita da forze politiche unite; ma abbiamo visto cosa è successo nel movimento autodetermiNatzione e quanto poco credito abbia riscontrato dopo il collasso post elezioni.
A ben ragionare, non è più il momento di tentativi d’insieme realizzati alla vecchia maniera. Le coalizioni possono funzionare secondo la tradizione politica italiana in Italia, mentre la politica Sarda -e una grossa percentuale di popolo- se non si scrolla di dosso il pregiudizio di “sinistra-destra-centro ed estremismi vari”, deleteri e fuorvianti, non porterà frutto. Serve una “Novità Intellettuale” che non sia la solita ideologia rimpastata; Qui l’ideologia serve ben poco.
Una programmazione di “Governo Possibile” per il 2019 passa necessariamente da un rivoluzionario sistema di informazione fondato sulla reale (e non concettuale) presentazione di progetti d’intervento.
La gente deve sapere e credere in ciò che viene proposto.
Per credere il popolo ha bisogno di gente preparata che sia in grado di “VENDERE il progetto indipendenza non da dietro il PC o tramite stampa (anche quello), piuttosto mettere nelle sue mani un “biglietto d’ingresso” perché assista a uno spettacolo di presentazione elettorale ben ideato da autorevoli voci che d’intesa raccontano alla stessa maniera il progetto della Sardegna da viversi dopo le elezioni. Un esempio? La purezza del messaggio che soltanto un progetto elaborato con estrema cura ed affidabile può garantire. Non si può infatti arrivare in Regione, sedersi in poltrona e da lì, solo dopo, pensare a come risolvere le annose questioni che assillano questa terra e il popolo.
  • Si devono ad esempio chiudere le diatribe sul fattore lingua;
  • Si devono ricercare soluzioni che assolvano al compito della eliminazione della disoccupazione. Ma questo è un tema che si può risolvere adottando politiche diverse da quelle fondate sull’assistenzialismo e sulla incentivazione pilotata con capitati elargiti su basi di burocrazia infinita e mantenendo intatto il sistema fiscale in essere;
  • Si deve trovare la soluzione appagante il problema dei trasporti via mare.
  • Il trasporto aereo necessita di regolamentazioni idonee all’esigenza dei viaggiatori e non a quelle delle compagnie.
SA LIMBA
E’ un problema serio e importante da risolvere. Qualunque sia stata la formazione di esperti chiamati a stabilire quale lingua sia adottabile per la Sardegna, si è sempre risolta con un nulla di fatto. Ma una versione è stata comunque elaborata, la LSC, nonché assunta dalla RAS quale lingua ufficiale. Dall’altro versante si è creata una condizione di rigetto del provvedimento, poiché si ritiene non risponda ai caratteri etnici prossimi al popolo.
A ragione o a torto delle diverse fazioni che trattano l’argomento lingua sarda c’è da tener conto di un’urgenza di soluzione da ricercarsi nell’accordo possibile, rielaborando la versione accolta LSC con l’innesto di fonetica e grafologia che si richiama alla lingua sarda giudicale. Compromesso? No, certamente, ma assumersi l’impegno di rielaborare una grammatica ufficiale e definitiva da introdursi nelle scuole è il dovere degli studiosi, per assolvere un diritto dei sardi.
DISOCCUPAZIONE
Tralasciando le cause che hanno determinato la mancanza di lavoro, preferisco passare al dunque e senza giri di parole. Che cosa determina la crisi economica?
  • Disoccupazione = povertà
  • Povertà = emigrazione
  • Emigrazione = spopolamento.
Come risolvere? Semplice: con un buon governo per la Sardegna, ovviamente. La chiave del forziere è nelle mani della Regione, nel potere che essa può esercitare con la sola applicazione dello Statuto Speciale di Regione Autonoma datato 1948.
Sino a quando al governo Sardo ci saranno intrecci politici di matrice italiana, ciò non avverrà (non adduco qui le ragioni).
Perché lo Statuto Speciale venga applicato in tutte quelle normative che di fatto sono state redatte le quali riconoscono nell’insularità le difficoltà oggettive di integrazione nel comparto economico nazionale, bisogna che al governo sardo ci sia una forza sardista (non intesa quale movimento o partito), un governo che disconosca la politica italiana e che invece attui una politica mirante all’attuazione di tutte quelle forme di beneficio previste, compresa la Zona Franca.
A proposito di Zona Franca, quella possibile oggi è molto più appetibile rispetto al mero riconoscimento di una ZF portuale o urbana. Le norme odierne riconoscono alla Sardegna il diritto all’estensione della ZF a tutto il Territorio e definisce quindi il criterio di una ZF integrale che mette l’intero mondo del pubblico e del privato sullo stesso piano.
Applicare le norme sulla Zona Franca significa attenersi allo Statuto Sardo, niente di più. E’ una questione di volontà politica, quella che le Giunte di questi 70 anni non hanno voluto –o saputo- mettere in atto.
L’avvento della ZF porterebbe gradualmente una crescita naturale e spontanea dell’economia; ma una incentivazione su progetti e richiami di investitori, farebbe fare ai Sardi un salto di qualità (o di quantità monetaria) in termini economici. Infatti, non ci sarebbe settore (artigianato, commercio, agricoltura, turismo, cultura, servizi) che n on ne trarrebbe economia tale da garantire occupazione; e con essa la limitazione dell’emigrazione e l’allontanamento del rischio dello spopolamento.
Anche il Regime di ZF, come qualsiasi altro organismo attivo, ha bisogno di cura, di elaborazione di progetti, di incremento, di denaro per potersi espandere coerentemente sull’intero territorio. Infatti, il segreto è quello di coinvolgere nel processo rieducativo all’economia, anche le zone più interne e lontane, quelle a maggior rischio di spopolamento.
TRASPORTI
In ordine a quest’ultimo quesito, è oramai chiaro a tutti che non si può inventare oggi una flotta navale tutta Sarda, perché l’esigenza trasporti è tale da richiedere l’utilizzo di numerose navi/traghetto i cui costi non sarebbero alla portata dell’economia della Sardegna. E qui casca l’asino, ovvero, dove tutte le Giunte Regionali sono cascate sino ad oggi: Nel tranello del ricatto delle compagnie marittime. Onorato, ormai unico detentore dello scettro del potere sui trasporti, il “re dei mari”, oggi costringe i passeggeri al pagamento di esosi canoni sia per residenti che per turisti o Sardi espatriati.
Né può consentirsi di far pesare sulla Regione il “premio abbattimento costi” da elargirsi alla Tirrenia perché riduca i prezzi: Sarebbe come chiedere al popolo di mantenere in parte l’Impresa Onorato.
Come intervenire? Non facile, ma possibile. Intanto adottare dei provvedimenti di accertamento sulle reali condizioni di viaggio delle navi, ovvero:
Garantiscono sotto l’aspetto igienico/sanitario le norme previste? NO? Sanzioni.
Garantiscono ai viaggiatori un posto poltrona? Nel senso che si deve eliminare il posto ponte.
Hai sforato il tetto massimo passeggeri? Si? Paghi una sanzione. In questo caso, Onorato per ogni nave deve dichiarare il numero dei posti esistenti e consegnare alla Guardia di Finanza o alla Capitaneria di porto l’elenco dei passeggeri (e auto) trasportati.
Il risultato? Beh, immaginatelo.
Ma quale potere Sardo può costringere Onorato a venire a patti? Non è forse vero che gli stiamo offrendo strutture adeguate nei porti? Una forte espansione dei fatturati avendogli concesso (così è del resto) l’esclusiva sui nostri mari?
Non sottovalutiamo il fatto che la Sardegna ha una popolazione di 1.600.000 abitanti e su di essa ruota un potenziale turistico non indifferente che una qualunque flotta navale non può condizionare a causa di prezzi di biglietteria eccessivi.
Qui sta la forza contrattuale di un Presidente di Regione, di una forza politica popolare che richiede rispetto per gli abitanti, rispetto per i visitatori, rispetto per i Sardi che da emigrati vogliono godersi la famiglia almeno una volta l’anno.
Come si evince, la questione trasporti è fondamentale; E abbiamo assistito ad una escalation di fallimenti sia con le compagnie marittime che aeree.
DC 9 storico
Pur nel rispetto dei conti economici delle Aziende detentrici del pacchetto trasporti, trattandosi però di veri e propri contratti commerciali tra compagnie e privati (questi ultimi garantiti per mandato dalla regione), le compagnie tutte devono trasmettere in regione copia dei conti economici relativi al traffico. In questo modo si può realmente contrattare un prezzo plausibile, equo e paritario per chiunque per ragioni di lavoro, di vacanza od altro, necessiti di tali servizi.
Non possiamo certo pretendere tariffe di traversata a 14/20€ (promesse di Onorato), ma non possiamo permettere che una famiglia di 3 persone con auto e cane debba pagare una traversata 800/1000 €.
Il potere contrattuale è d’obbligo perché la Regione possa trattare a beneficio dei Sardi le tariffe da applicarsi per tutti, in ogni periodo dell’anno.
Questa è solo una bozza che ho voluto mettere in luce. E’ tutta da elaborare con atti scritti e fattibili. Io ci sto provando. Chi se la sente di collaborare?
( un buon governo per la Sardegna )

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