CAPITOLO PRIMO

CAPITOLO I

RIFORMULAZIONE DEL CONCETTO DI GOVERNO REGIONALE

RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA
DEFISCALIZZAZIONE
TUTELA DEI SERVIZI PER IL CITTADINO
ELIMINAZIONE DI ASSESSORATI ED ENTI SUPERFLUI
ACCORPAMENTO DI FUNZIONI PUBBLICHE
CHIUSURA DELLE PROVINCIE
CREAZIONE ENTE FINANZIATORE REGIONALE PER L’IMPRESA
IL CONCETTO

Con uno studio di criterio, si dovrà individuare il valore monetario entro cui sarà possibile abbattere la spesa pubblica, senza dovere necessariamente arrivare all’eliminazione di servizi, che vogliamo considerare “tutti utili” al popolo. E’ nostra intenzione lavorare sull’individuazione di sprechi e inefficienze sia da parte degli Enti e delle amministrazioni pubbliche, che da parte dell’impresa privata. Per farlo adotteremo il metodo del confronto andando alla ricerca dei bilanci di varie regioni italiane (riferiti a un biennio) per analizzarli e capire le ragioni che hanno determinato una minore spesa pubblica. Dopo di che avverrà il confronto con i bilanci di pari periodo della nostra Regione e cercheremo di attuarne le virtù di quelli, imitandone i contenuti di applicazione. E questo per quanto concerne le Pubbliche amministrazioni.

Tuttavia vogliamo anche imporci una modalità di studio ed esame della nostra situazione, attraverso una verifica ad hoc dell’accaduto nelle varie annualità di amministrazione pubblica, escludendo l’adozione del metodo del confronto, per individuarne le pecche e per mettere in atto una politica ferrea di impostazione delle innovative formule di governo in tema di amministrazione. Gli sprechi ci sono, è evidente, ma qui si tratta di quantificare e selezionare i settori nei quali lo spreco si attua. Poi incominciare a stilare una serie di normative che stabiliranno quali e quanti dovranno essere gli “ASSESSORATI” e gli “ENTI” E quale il loro organigramma. Troppe persone occupate per incarichi inutili costano troppo; Troppi uffici (troppo immobili) creano costi eccessivi; Compensi troppo alti, pluri incarichi, sono cose da abbattere; In riferimento al personale oggi occupato negli Enti e uffici pubblici che si elimineranno, esso troverà giusto impiego nelle nuove forme di governo di Regione e Comuni. Infatti, proprio in virtù dell’accorpamento, si realizzeranno settori operativi ad interesse Regionale o locale, attribuendo in special modo ai Comuni una maggiore operatività, nonché una maggiore disponibilità di fondi.

Se la politica così com’è formulata oggi è viziata da interessi di partito o addirittura personali, non può più essere tollerata, perché si presta al servizio di mafie e malaffare che non escludono dal giro i COMUNI, sempre di più oggetto d’interesse di queste cosche malavitose. E se anche i Comuni si prestano al principio del “Buon Governo” contribuiranno anch’essi alla riduzione della spesa pubblica.

Si tratta di mettere in piedi dei meccanismi (organi) che siano in grado di “gestire” per pacchetti (e in maniera da super competenti) il comparto dell’economia isolana con il criterio della ricerca di soluzioni rapide nella formulazione e realizzazione di progetti. Far crescere l’economia isolana è il primo dei compiti-doveri di un “Buon Governo”, che dà spazio a iniziative imprenditoriali senza precedenti in termini di tempo e luogo al finanziamento, creando impresa vera, efficace. Infatti, sino ad ora, da Governi precedenti (nonché dall’attuale), sono stati investiti milioni di euro in progetti d’impresa che si sono poi rivelati veri e propri bluff, grazie a “Master plan truccati (e parliamo di progetti di grande e media impresa; Ma anche piccole imprese con il contributo di professionisti compiacenti hanno ottenuto finanziamenti regionali agevolati pur non avendone i reali requisiti che si fondassero su una forte percentuale di possibile successo).

Di fatto, condizioni di favoritismo di corrente politica e di assistenzialismo devono cessare, per fare posto alla creazione di vere e proprie “FUCINE DEL REDDITO”, baluardo per l’occupazione oggi carente.

Allo studio abbiamo la realizzazione di un ENTE AUTONOMO GESTIONE ENTRATE che deve soppiantare l’Agenzia delle Entrate nonché il sistema EQUITALIA. La Sardegna infatti non può e non deve essere soggetta al sistema fiscale dell’Italia; Non si tratta di cambiare il metodo d’incasso e di gestione degli introiti di tassazione, anche. Altresì, bisogna rivalutare l’entità del gettito, che senz’altro troverà la formula per l’abbattimento delle imposte.

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IPOTESI DI PROGRAMMA STILATO DA GIANNI NACHIRA (in armonia con GIUSEPPE DE LORENZO). Sia noto che in questo blog chiunque posti un proprio articolo o scriva le pagine del blog, per informazione pubblica è tenuto ad assumersene le responsabilità circa il contenuto.