IL PROGRAMMA

IL PROGRAMMA DI PODIMUS

Si può pensare a un programma politico di governo della nostra Regione che sia più consono alle esigenze di un intero popolo? No! Francamente no. Non è pensabile perché l’autonomia è soltanto scritta nello statuto, mentre per la sua totale applicazione, lotte intestine in seno alle forze politiche Regionali e non, non l’hanno consentita.

Cosa non è stato applicato è noto a tutti, sono gli articoli importantissimi che avrebbero evitato che forze come la nostra, oggi insorgessero per gridare: “INDIPENDENZA”, “SARDEGNA STATO”!

Ma al di là di questo grave fatto, c’è un problema di fondo che, anche da Regione totalmente autonoma (e quindi libera da vincoli di Stato), solida economicamente, appagata sotto tutti i punti di vista (lavoro, emigrazione, istruzione, cultura, turismo, trasporti, sanità, industria, agro-pastorale, artigianato, commercio, reti TIVU, fonti energetiche ecc…), dovrebbe affrontare e superare:

L’ORIGINE, cioè l’ETNIA.

Da regione autonoma, la Sardegna sarebbe comunque soggetta al riconoscersi parte integrante dell’Italia, acquisendone i fondamenti della Nazione di appartenenza che sono la lingua, le Leggi, la Costituzione, che tra l’altro, nega l’eventualità alle Regioni di dichiararsi indipendenti, o Stato a sé.

La Sardegna è italiana sin dall’immissione dei Savoia, (1718). Italiani, anche se l’Italia non s’era ancora unita, dal momento che il Piemonte sta perfettamente legato territorialmente a quella che sarebbe poi divenuta l’ITALIA. Del resto, la Sardegna passò al Piemonte, dice la storia, circa 3 secoli or sono. Quel “passò” la dice lunga, perché già nel 1760, avvenne l’imposizione della lingua italiana. Imposizione, appunto, che sa di “sottomissione”. Del resto, sotto i Savoia il popolo subì colpi duri sotto il profilo imposte, sotto il profilo dell’autonomia, sotto il profilo dell’agognata “indipendenza“. Il popolo, ridotto alla fame tentò in ogni modo di farsi riconoscere i diritti negati, anche in virtù degli atti eroici del popolo che salvò per mare i Savoia, che si dimostrarono incapaci guerrieri di terra.

Il richiamo storico che faccio è succinto (non serve altro per quel che riguarda il nostro argomento) ma basta, per fornire un quadro chiaro circa la reale condizione di un popolo che “popolo non era”: Scisso tra Cagliaritani e Sassaresi, disperso nell’entro terra (e non solo barbaricino), Regno di nome e non di fatto, sottomesso ai Savoia impositori e poco propensi a sostenere la causa dei Sardi che nel 1847 si videro sottrarre in pieno l’autonomia e l’uso della lingua propria, come dicevamo prima, imponendo la lingua italiana.

Ma allora, il popolo sardo esiste? No, perché siamo nel 2015 e non se ne capisce niente. Infatti, di lingua sarda se ne parla, ma la lingua non si parla. Si parla un sardo di forma dialettale, mentre sorge la diatriba che non consente di unificare in un’unica logica grammaticale un parlare che possa definirsi VERA LINGUA SARDA.

Intanto, in questa pagina incominciamo a parlare di PROGRAMMA POLITICO.

“Ah! Lo hanno fatto tutti (qualcuno dirà…) Cosa avreste in di più da dire o da fare voi?” (immagino di sentire i commenti)

Certo, tutte le forze politiche hanno il loro programma, che a leggerlo ti lascia soddisfatto, con la convinzione che sia valido e attuabile. Il loro programma promette (si, promette) interventi eccezionali a beneficio del popolo e lo fa parlando di cose che si devono fare (inceneritori si, inceneritori no; Fotovoltaico si, fotovoltaico no, e altre cose che chiamo con un ecccetera eccetera), ma che non si sono mai del tutto fatte e quando si, fatte male.

Noi parliamo di programma che può, in elencazione di cose da farsi, assomigliare agli altri programmi; Se non fosse che… Il nostro programma parla solo ed esclusivamente in sardo (non necessariamente in termini linguistici) per fare in modo che la Sardegna diventi una terra feconda, vivibile, economicamente sana, scevra da legami con le Leggi italiane… Indipendente. Già, ma con un’idea di indipendenza sostanzialmente diversa da quella predicata dagli indipendentisti storici sardi e ancora diversa dalla Sardegna Stato che il nuovo PdS (partito dei Sardi) ha in intento di proclamare.

Uno Stato visto dalla nostra Associazione Podimus grida con voce piena al riconoscimento del popolo come etnia certificata, dichiarata, riconosciuta. Sono le pietre della Sardegna che la reclamano, l’archeologia presente un po’ ovunque parla il sardo meglio e più dei sardi italianizzati. E se questo è vero, è anche vero il diritto di reclamare la propria identità da parte di un popolo per millenni puro, ma angariato e sgretolato etnicamente dalle irriverenti incursioni di chi l’ha voluta possedere, piuttosto che averla per amarla.

Questa pagina di programma lega a sé altre sotto pagine chiamate rispettivamente “CAPITOLO” e avremo la sotto pagina CAPITOLO I, CAPITOLO II, CAPITOLO III e così via sino alla completa definizione del programma che, appunto sarà suddiviso in capitoli. Chiameremo per nome i vari settori di intervento dando sommarie informazioni, ma senza entrare nel merito delle forme di attuazione; Esse fanno parte di mozioni, di proposte di legge, di progetti e applicativi in materie specifiche. Forse non parleremo di DECRETI. E’ possibile che il decreto sia per noi una forma di legiferare impropria, imprecisa, provvisoria che cercheremo di evitare, addirittura di non considerare.

Mi auguro che questo al momento sia l’indice guida di una volontà che deve orientarsi verso la condivisione ideologica di un’Associazione che non guarda alle poltrone per possederle, bensì per sedersi e lavorare; Che non vuole frazionamenti di partiti politici (inutili); Che vuole lavorare con pochi e validi elementi (figure dal grande valore morale) gestiti secondo il principio della giusta considerazione che una commissione popolare vorrà loro riconoscere; Che tratterà gli addetti ai lavori di governo con la retribuzione dignitosa che li mette sullo stesso piano dei lavoratori di qualunque settore, pur se con una equa e giusta diversificazione in base a differenti maturità raggiunte o possedute.

Chi governa non ha secondi fini, secondi incarichi, interessi privati. Chi governa è soggetto ad essere allontanato dal posto di lavoro se si presta ad allettamenti di malaffare, a corruzione, a uso inappropriato di beni pubblici… E così via in una rielaborazione di un piano di ristrutturazione del sistema di governo.

Vi ringrazio per l’attenzione, per l’interesse che mostrate per la nostra Associazione. Vogliamo ricevere fiducia, ma vogliamo darne anche a voi, affinché insieme si giunga a dire un giorno non lontano:

SIAMO SARDI e ce ne vantiamo.

Per Podimus Gianni Nachira