UNA RICETTA CONTRO LO SPOPOLAMENTO

Pubblicazione a cura di Gianni Nachira

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Una ricetta contro lo spopolamento

Perché la Sardegna sta spopolandosi (ancor più all’interno), quali le cause?

PAOLO LEONE BIANCU – GIOVEDÌ 14 APRILE 2016
Lo spopolamento delle aree interne è fenomeno tipico di varie aree del Continente europeo. In SARDEGNA ha origine negli anni ‘60, dovuto specificatamente a cause socio-economiche. La Regione Sardegna, nell’ultimo censimento 2011 della popolazione, presenta una crescita demografica solo nelle aree costiere, dove risiede circa il 60% della popolazione totale.
Alcune domande sono d’obbligo:
  1. Quali sono le cause socio-economiche che hanno determinato tale stato di cose?
  2. Cosa bisognerà fare per frenare l’esodo dalle zone interne verso il mare, ma ancor più verso paesi europei/extra-europei, per non perdere il Capitale Intellettuale Giovanile senza il quale è impossibile programmare qualsiasi progetto di crescita e di sviluppo sostenibile a medio-lungo termine?
  3. Quali cause sono state scatenanti per lo spopolamento delle zone interne e in che modo potrà invertirsi una tale tendenza, composta da un insieme di vari fattori?
  4. Cosa hanno fatto i governi Regionali per bloccare tale propensione negativa e perché la R.A.S. ha sempre seguito pedissequamente le decisioni del Potere Centrale?
  5. Come mai gli Enti Locali Territoriali (Comuni e Province) son rimasti del tutto passivi di fronte alle politiche che limitavano, di fatto, le loro competenze decisionali?

La 1° domanda cerca di capire e, pertanto, vuol<analizzare> quali sono state le cause socio-economiche che han provocato l’attuale contesto negativo, e capire se interventi d’altro genere: (a) potevano imprimere un diverso andamento,(b) perché non si sia pensato ad alternative di tipo “endogeno” e, invece, (c) si sia preferito privilegiare le istanze avanzate dalla politica romana.

Dal mio punto di vista credo bisogna concentrarsi sul Tema dello <sviluppo locale>, ricordando che la Sardegna è un’isola, che le zone interne sono ISOLE dentro l’Isola, per ricordare ancora che, pur essendo, molteplici ed eterogenee le forme di sviluppo, ognuna di esse deve essere adattabile alla natura e alla forma di un luogo specifico. NON ESISTE alcun modello generale, buono in tutti i contesti locali (l’esempio della Sanità Sarda ne è la prova, dove ai problemi del territorio si somma l’incapacità politica dei decisori regionali, che non hanno l’intelligenza per capire che la Soluzione dipende dalla accoglienza delle istanze concrete delle popolazioni dell’interno, non da ROMA). L’assenza di strutture e infrastrutture indispensabili é il vero problema ma le soluzioni che arrivano dalla Penisola, aggravano il problema; se non si interviene subito con opportune correzioni, si accellera ancor più lo spopolamento già in atto. In sintesi, si deduce che i Cultori delle Teorie dello Sviluppo Esogeno, molto accademico ma poco pratico, sono incapaci di comprendere che certe scelte Romane, sono costruite su ipotesi basate sul territorio peninsulare, assolutamente diverso dal Territorio Sardo. Eppure, nonostante questo “stato dell’arte” il modo di agire della Giunta, costituita dai molti tirocinanti politici non cambia, in quanto il <BUON SENSO > non risiede alla RAS.

Rispondo alle successive domande introdotte (2,3,4,5)nel modo seguente:

Si rende necessario ricordare quanto importanti siano le caratteristiche e le risorse che individuano ogni singolo territorio, in modo da dare risposte attinenti alle necessità e ai bisogni particolari di ognuno, con un percorso <ad hoc>,non ripetibile in altri contesti. Sottolineo, pertanto, che lo sviluppo locale non può che essere Endogeno. Ciò implica l’esigenza di attivare il più ampio coinvolgimento possibile di tutti i residenti, (detentori di “interessi locali”), delle varie e diverse soggettività (Istituzionali e non) che “abitano” il territorio oggetto dell’intervento, in modo da identificare l’iter in grado di attuare tutte le possibili linee attinenti ad un dato sviluppo LOCALE. I Soggetti residenti sono i diretti destinatari degli interventi, ma sono anche i depositari di quell’ Identità’ e di quelle RISORSE (identitarie anch’esse) del territorio, su cui si deve incentrare ogni e qualsiasi Strategia necessaria allo sviluppo locale. Tali soggetti devono essere considerati Attori-principali nelle fasi di “Progetto locale”.

In Sardegna accade, invece, che dopo ogni elezione (dagli anni 60 ad oggi) tali soggetti vengano allontanati, perché non più funzionali ai meccanismi di voto o non considerati affatto, quando si devono prendere decisioni importanti; nelle guerre i sacrificabili sono denominati <carne da cannone>, così come i partecipanti alle consultazioni elettorali sono definiti “CARNE da ELEZIONI”, semplici portatori di voti, da scartare in un momento in cui non servono più all’interesse degli eletti. Per differenziarsi dalle modalità romane ci vogliono percorsi diversi, coinvolgendo i vari attori territoriali in una logica concertativa, consensuale, di partenariato, che riconosca le specificità locali come risorsa, articolando possibili strategie di cooperazione con il territorio nella costruzione di progetti. Ovviamente, qualcuno dirà che OGGI è questo il percorso di “routine”, senza sapere che per far funzionare un tale strumento la concertazione non può essere esercizio di facciata, ma una realtà concreta. Un altro rischio è che i rappresentanti eletti non siano esponenti effettivi degli interessi e dei bisogni autentici della società locale. Una reale concertazione deve mettere al primo posto i cosiddetti soggetti deboli, e solo poi trovare soluzioni definitive di lungo periodo. Come esempio di quanto da me esposto, possiamo prendere il caso dei Comuni della Marmilla negli ultimi 5 anni, dove si è assistito al progressivo depauperamento demografico, dovuto alle cause tipiche anche di altre aree interne della Sardegna.

Ciò mi ha convinto che i problemi della Sardegna (dovuti allo spopolamento delle Aree Interne che ha favorito l’emigrazione giovanile)son dovuti all’assenza di una serie di Strutture e Infrastrutture che han consentito l’insorgere di un malessere eco-sociale generale, specie nei giovani, sentitisi esclusi da quel mondo che i Mass Media mostrano ogni giorno, dove le occasioni per fare sembrano infinite ma aperte solo a chi è pronto a risiedere altrove, accettando la sfida per dimostrare il proprio valore (balentia??). Individuare tutte le CAUSE non è difficile, ma ritengo che alcune sono vere e proprie barriere, che impediscono di fatto ogni soluzione a breve. In ordine di importanza, credo che l’inefficienza dei TRASPORTI interni sia la 1° barriera, che produce COSTI non gestibili e DISECONOMIE evidenti, specie a chi abita nei piccolissimi Comuni, che suo malgrado è costretto a sacrifici economici più alti della media degli altri Sardi. I Politici hanno dimostrato di non voler trovare soluzioni o di non averne; non avendone, non sanno far altro che tagliare i servizi essenziali (scuole, sanità, assistenza), per diminuire le voci di spesa del Bilancio Regionale; tutti i COSTI e le DISECONOMIE sono così scaricati su coloro che vivono all’Interno, aumentando le differenze con chi abita le Città e le coste, rafforzando lo stimolo ad emigrare. Una 2° Barriera è il non voler capire che bisognaRistabilire l’equilibriofra i residenti in Sardegna, dove chi abita vicino a Casteddu e Tathari ha più opportunità e minori costi rispetto a chi abita le zone interne; chi abita – vicino a Casteddu – ha ulteriori vantaggi rispetto a tutti, anche rispetto a chi abita a Tathari. Credo che si possa e si debba pensare ad una soluzione + equilibrata rispetto ad oggi: secondo me, dovremmo pensare a costruire un Centro Amministrativo Regionale della Sardegna (in una zona poco abitata a Nord di ARISTANIS), Baricentrico rispetto a Casteddu, Tathari e Nugoro, poco distante da Aristanis, ma più vicino alle tante realtà interne del Centro Sardegna. E’una proposta che troverà nemici e avversari, perché cambiare la prospettiva e il nostro modo di essere è difficile, ma forse è anche l’unico modo per riequilibrare il Contesto Regionale, che sconta il dualismo Casteddu<->Tathari in grado di ridare una scossa a tutta la società sarda, che sembra ormai rassegnata al peggio. La Barriera da superare è riuscire a ragionare da Indipendentisti, di fare gruppo, di fare sistema, di costruire proposte e progetti che risolvano le tante diseconomie che subiamo in modo passivo; dobbiamo costruire una comunicazione positiva e propositiva e abbandonare il lamento solito e l’adattamento ad ogni nuovo sopruso, senza cercare una possibile SOLUZIONE ma, anzi, aspettando sempre che un altro si muova, secondo i nostri desideri; se non rispetta le attese siamo pronti a fargli la guerra, sia a livello individuale, sia a livello di gruppo, sia a livello di partiti e posizioni ideologiche. Ragionare da Indipendentisti è molto di più, è costruire una nuova coscienza di sè, un EGO forte che sa ascoltare e analizzare ogni discorso, che sa affrontare-combattere-vincere quel nemico sociale subdolo, che è l’ambiente intorno a noi, fatto di mafie e di corruzione, dove l’unico valore è il Denaro e dove in tantissimi sono convinti che l’unico modo per vivere, sia diventare MERCE e, sempre più, merce a buon mercato. 

(Di Paolo Leone Biancu)

Sin qui il trattato. Ora pubblico 2 commenti in risposta.

Pietro Paolo Mastino scrive:

Lo spopolamento interno e pradossale è stato accelerato dall’ingresso dell’euro e dall’Europa che con una caterva di norme e leggi ha praticamente distrutto quel tipo di economia di sussistenza che fino ad ieri ha permesso a moltissimi abitanti delle zone interne di sopravvivere es.lavorazioni e produzioni di beni e prodotti alimentari ,chiusura di quasi la totalità dei macelli comunali (che permettevano la vendita a km o di tutti i prodotti zootecnici ) norme se pur utili ,severissime per la produzione e vendita di formaggi e prodotti lattiero caseari .per non parlare delle attività Dell artigianato ,studi di settore che,neanche fossimo a milano hanno dato il colpo di grazia a tutto il settore .caro paolo se lo stato e la regione poi non investono in infrastrutture e lavoro i giovani che restano a fare?? Grazie a quell’idiota di PIG liaru che invece di farseli dare quei 13 miliardi che sarebbero stati usati Nell ‘economia isolana gli abbuona al governo di renzye e naturale che l’isola si spopoli ma in compenso portano una moltitudine dì immigrati che certamente non aiuteranno L ‘economia !

E poi c’è il commento di Gianni Nachira:

Il principio fondante su cui paolo ha poggiato la sua tesi è quello di una rivoluzione culturale che finalmente i sardi incomincino a concepire quale ARMA capace di contrastare ab usi e soprusi di uno Stato nemico dei sardi e di una RAS connivente con esso. In mancanza di cultura, di volontà, di coscienza, chiunque salga al potere (stupidamente eletto da noi sardi), si sentirà autorizzato a fare interessi propri e di partito secondo le metodologie imposte dal “sistema”. Parlare di economia delle zone interne significa innanzitutto scattare una fotografia che immortali la condizione (situazione) attuale, certamente precaria e fallimentare ed intervenire con una progettazione di investimenti sanatori che siano capaci di riequilibrare le sorti avverse nei territori interni che, a mio avviso, non possono essere votati a un destino di spopolamento e quindi di abbandono del territorio, magari in mani di immigrati (come del resto si sta programmando di fare). L’idea di paolo di decentrare l’Istituto RAS in zone più centrali e quindi vicine all’intero popolo è anche la mia da sempre, perché sulla mia stessa pelle negli anni di lavoro ho potuto rilevare quanto sia dannosa la concentrazione di servizi utili solo laddove vi siamo agglomerati urbani consistenti. Farei quindi un quadro globale di interventi possibili è utile e doveroso da parte di chi tiene alla propria sopravvivenza, quella che i governi non sanno o non vogliono concretizzare a beneficio dei sardi. E qui mi pare che entra in gioco l’indipendenza della sardegna che, sino ad oggi, non ha saputo contrastare un benché minimo disegno che gli organi costituiti hanno messo in atto. Si pone qui perciò il quesito di una riformulazione del pensiero indipendentista che non resti soltanto “mero pensiero”, ma che, invece, diventi una fucina di progetti mirati alla soluzione dell’economia spicciola delle zone interne, mediante strutturazioni di sistemi logici di intervento in settori specifici (sia tradizionali che nuovi), ricreando così gli equilibri socio-culturali-economici distrutti da volontà politiche e anche dalla globalizzazione dei mercati. Per fare questo occorre istituire dei seminari di informazione e studio rivolti agli abitanti dei paesi dell’interno, perché riprendano fiducia e siano stimolati a riattivarsi con entusiasmo e convinzione in ambito lavorativo sapendo di poter contare su una politica “non politica” che lavora per ricreare le condizioni di positività reddituale, unica arma contro lo spopolamento ovvero contro la fuga di classi operaie valide e di cervelli che invece vanno a incrementare gli utili in strutture italiane, europee o extra europee.

Spero di poter pubblicare  ancora maggiori contributi affinché resti l’inciso di una volontà a reagire davanti a problematiche scottanti che devono essere risolte per il bene del popolo sardo.

 

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