MERIS, LA CREATURA DI DODDORE MELONI

MERIS, LA CREATURA DI DODDORE MELONI

SAPORI E DISSAPORI di un indipendentismo variegato come quello sardo, sembra si siano sciolti di fronte alla tragedia autolesionista di Doddore Salvatore Meloni Già, perché di tragedia si tratta e credo di poterla interpretare come una rivalsa dell’indomito indipendentista, che ha preferito scuotere le coscienze dei molti, sardi di corrente indipendentista e sardi politicanti e simpatizzanti di partiti italiani.
Ho letto tanto in questi giorni, più commenti, articoli e considerazioni che la storia di Doddore. In ciò che ho letto ho trovato di tutto: dalla dubbia autenticità di molti, alla relativa indifferenza di altri, all’inneggio ad un eroe.
Ma la realtà è un’altra ed ha a che fare con il bisogno di concretezza, quella che Doddore auspicava ma che nessuno (o quasi) ha voluto o potuto realizzare con lui, con il suo movimento Meris.
Una gran confusione, dunque, se ci si sofferma alle infinite considerazioni popolari e popolane. Ma Doddore va visto in due forme ben distinte:
A:- L’imprenditore
B:- L’indipendentista.

L’imprenditore forse un po’ sfortunato, titolare (a memoria) dalla fine degli anni 60 di una ditta di autotrasporti che vantava un parco di tir e semirimorchi numericamente importante. Ha vissuto di quel lavoro che, si sa, comporta rischi, spesso molto gravi in termini di perdita (si fa presto a perdere 200.000 euro per un mezzo che ha un incidente o che va a fuoco). 
Ma questo al fisco non interessa. Per il fisco se non paghi diventi un evasore, un delinquente da penalizzare in ogni modo, triplicando il debito fiscale.
E la giurisprudenza non può nulla contro questo sistema di strozzinaggio e negli anni, un debito (esempio) di 500.000 euro diventa milionario. E quando mai, per quanto grossa l’impresa, un tal debito può essere pagato?
Di chi il torto? Dell’imprenditore? No! Dello stato italiano, che perseguita l’evasore “delinquente” con uno stalking esasperante sino alla morte e perseguita anche i figli dopo la sua morte.
Ma Doddore, era anche un politico sardo, uno -senza istruzione- ho letto oggi da qualche parte, per cui non tenuto in buona considerazione dalla massa dei politici cosiddetti “istruiti”, sardi, anche se oggi, un po’ tutti hanno in qualche modo elogiato il politico Doddore ma anche affermando che non avevano la stessa visione dell’indipendentismo.
Ora mi chiedo: Ma occorre la laurea per essere fondatore di un movimento politico importante e prestigioso?
Chi la pensa in questo modo commette un grave errore, perché di fatto, specialmente alla Sardegna serve una politica popolare più che quella d’elite.
Un uomo vessato alla maniera di Doddore, pero, ben poco ha potuto, perché muoversi nei meandri della politica sotto un governo che non ammette l’indipendenza è davvero difficile; Operare da “INTERDETTO” poi, è davvero difficile, 
Ma lui lo ha fatto. Ha dichiarato “guerra civile” allo stato italiano, contestando l’eccessivo accanimento civile, penale e fiscale, uscendone sconfitto da un lato, ma con la vittoria nel cuore dall’altro.
Agli occhi della gente, però, resta la visione di una sconfitta, l’immagine sorniona di un “giullare” come è stato descritto (anche se bonariamente). 
Invece Doddore ha portato dentro sé il fantastico sogno della libertà, non tanto sua, quanto la libertà del popolo, del SUO popolo, con il pensiero nascosto che LUI appartiene al popolo.

EROE? 
La Sardegna non ha bisogno di eroi, ma di esempi, di buoni esempi; e parlo di esempi di civile convivenza a sopportazione, di altruismo e dedizione, di onestà non solo intellettuale, ma concreta e reale, negli atti e nei fatti di ogni giorno.
Un uomo che decide di compiere un gesto estremo, vuole una cosa soltanto: FAR SENTIRE LA VOCE, IL RICHIAMO, vuole porre una sottolineatura e un grassetto a una parola unica: “LIBERTÀ.”
Circa le circostanze della morte, occorre chiarire e in fretta quali le cause diverse dalla sua volontà di farla finita, o quali le responsabilità e di chi. 
Possibile che Doddore fosse tanto temuto dallo stato italiano? Allora, se è così, siamo tutti in pericolo?
Vale più la vita di un pericoloso criminale omicida e assassino e truffatore e nemico delle istituzioni, rispetto a quella di un indipendentista sardo magari combattivo in nome di un’esigenza di popolo più che ideologica?
Questo fatto, così crudo lascia l’amaro in bocca, lascia tutti un po’ esterrefatti, spaesati; ma lascia pure un solco profondo in questa terra sarda, solco nel quale occorre disseminare spargendolo, il seme dell’indipendenza, il seme della libertà.
Noi lo sappiamo, ma forse Doddore lo sapeva meglio di noi. Non c’è futuro per i sardi sotto il dominio dello stato italiano; basta guardarsi intorno, del resto: Immigrazione forzata, emigrazione obbligata, economia allo sfascio, tragedie familiari per la povertà e chi più ne ha più ne metta.
Credo che occorra raccogliere il grido di Doddore per incominciare a guardarci in faccia un po’ tutti, a ragionare insieme sul da farsi perché si eviti il più grave dissesto etnico culturale e sociale di un popolo che di fatto NON E’ ITALIANO.
Lo dico io che non sono sardo, ma solo perché ho realizzato da storia e testimonianze remote e presenti che la Sardegna è realmente un popolo a sé stante che ha tutto il diritto di autogestirsi autodeterminandosi, sino a divenire “ENTE DI DIRITTO PUBBLICO”, cioè Stato.

Gianni Nachira

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