È la pressione fiscale il concetto chiave per una nuova proposta politica in Sardegna: Aliquota al 12,5%

Da alcuni movimenti sui vari blog/social/giornali si ha la sensazione che ci sia una maggiore motivazione alla unità degli indipendentisti e una consapevolezza sull’opportunità storica delle prossime regionali, data dalla stanchezza nei confronti del sistema italiano (basta guardare i dati dell’astensione) e dai recenti successi degli indipendentisti in Corsica e in Catalogna.

Dalla consapevolezza, si sta passando ai contenuti, come spartiacque naturale di  chi è dentro e chi è fuori alla coalizione.

Alcuni contenuti uniscono, altri dividono.

Ad esempio Biolchini, dal suo blog e da quello di Muroni, ha rilanciato il tema della sostenibilità. Tema quantomai condiviso da tutti i movimenti e partiti indipendentisti/sovranisti.

Al puro amore per l’ambiente e per la nostra terra, si aggiunge il fatto che in questo modo si ribadisce il concetto di sovranità sul nostro suolo, nei confronti delle servitù militari italiane, e dell’industria inquinante.
Chi inquina, molto spesso “viene da fuori” (ma noi sardi sappiamo inquinare benissimo anche da soli).

E’ comunque una battaglia condivisa, che unisce.

Un’altra parola chiave, che in questi anni ha circolato parecchio, ma senza essere “l’argomento decisivo” che unisce, è quella delle tasse.

La richiesta di zone franche, che ha piena legittimità e dei meriti storici, ad esempio nel Sulcis, si inquadra comunque dentro un contesto italiano.

Anche questa è una battaglia che unisce.

Inoltre potrebbe essere la chiave per conquistare la maggioranza di elettori sardi, stanchi delle vessazioni dell’erario italiano, che nel peggiore dei casi assume la faccia feroce di Equitalia.

Il modello che propone l’Italia, è fallimentare:
1) Con la pressione fiscale al 60-70% si azzoppa l’ economia privata produttiva;
2) In cambio viene concesso (ma sempre meno, visti i conti pubblici italiani) assistenzialismo.

Impossibile per una piccola impresa sopravvivere con questa oppressione fiscale!

Assistenzialismo per non produrre, per espiantare vigne, uliveti, per non pescare, chiudere imprese per lasciar spazio al fotovoltaico, etc..

Chiunque può riconoscere, che questo schema rappresenta la realtà del fallimento attuale.

Sarebbe l’argomento chiave per convincere la, seppur debole, borghesia sarda, la classe dirigente, gli opinion leader e, infine, la maggioranza della popolazione sarda.

L’esempio irlandese è chiaro.
L’Irlanda ha costruito il boom economico nei decenni precedenti, con una politica fiscale aggressiva, attirando imprese di livello mondiale (Google, Facebook, Amazon, Microsoft, LinkedIn, etc.) facendo nascere un distretto tecnologico.

I redditi commerciali irlandesi hanno una aliquota del 12,5%, che passa ad un 25% per attività non commerciali.

Una tassazione simile, oltre a dare una boccata d’ossigeno alle imprese sarde, sarebbe un richiamo immediato per imprese italiane e internazionali (ma il governo sardo deciderà quali settori attrarre).

L’arrivo di nuove imprese garantirebbe un aumento del gettito fiscale, in modo da rendere sostenibile il mantenimento della pubblica amministrazione.

Il modello “tasse al 12,5%” può essere la chiave per gli indipendentisti, per far partire lo sviluppo economico della Sardegna e per attrarre la maggioranza dell’elettorato sardo.

Un messaggio semplice, chiaro e condivisibile dalla maggioranza dei sardi.

Copertina: Dipinto di Filippo Figari, Sardegna Industre, 1925, olio su tela

Informazioni su Ivan Monni

SOCIO ORDINARIO
Questa voce è stata pubblicata in CULTURA POLITICA -INDIPENDENTISMO-, INDUSTRIA SARDA. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

76 + = 79