LA SORTE DEL POVERO (Ovvero, il saggio inascoltato)

LA SORTE DEL POVERO (ovvero, il saggio inascoltato)

La sorte del povero

Potrei avere l’oro in bocca, ma tu non lo vedresti;
Potrei essere un saggio, ma tu non m’ascolteresti;
Potrei essere un condottiero, ma tu non mi seguiresti;
Potrei indicarti la via della pace, ma tu non la scorgeresti;
Potrei insegnarti la vita, ma tu rifiuteresti l’insegnamento;
Potrei dedicarti tutto il mio amore, ma tu non m’ameresti;
Potrei darti buoni consigli, ma tu non li metteresti in pratica.
Potrei avere in grosso conto in banca, in cento oltre te mi seguireste.

Un preambolo che ha una logica profonda quanto l’abisso Challenger, che si trova a circa 10 994 metri sotto il livello del mare e vuole mettere in risalto una realtà che è poi un’anomalia di pensiero comune:
“Il povero non ha voce in capitolo”.
Dunque credo siano giuste e ponderate le mie considerazioni sulla sorte del povero.
Tradotto in termini pratici significa che come “la voce che grida nel deserto” tale rimane, così quella del povero che parla di politica suggerendo nuove formulazioni per costruire un apparato politico idoneo per la soluzione degli annosi problemi della Sardegna.

Ma se una voce non ha capitolo in termini di finanza e in termini di seguito assoldato politicamente, il suo dire sarà come un parlare al vento.
Questo povero ha capacità organizzative che vanno oltre l’immaginabile;
Questo povero sa cos’è l’impresa e non la propone mediante “bandi di indebitamento collettivo” come fa la regione Sardegna e per giunta con clausole discriminanti;
Questo povero non metterebbe a rischio l’economia di un Paese intero (per Paese si intenda la Sardegna) mediante la svendita di beni che dovrebbero essere inalienabili;
Questo povero penserebbe a proteggere l’economia agro pastorale sarda attraverso una sana rivalutazione del settore (altro che latte sottoprezzo e pecorino svenduto);
Questo povero insegnerebbe come si fa l’agricoltura vera, tutta diversa da quella promossa dalla regione con fondi monetari gettati al vento e senza dare garanzia di reddito ai lavoratori della campagna impreparati e improvvisati;
Questo povero cercherebbe alleanze economiche di beneficio scaturenti da rapporti di scambio con altri Paesi ma senza incidere negativamente sul territorio e sulla pelle dei sardi.
Questo povero impedirebbe la corruzione derivante dagli appalti truccati (costo miliardi di euro);

In Sardegna siamo giunti al capolinea e la dimostrazione è data dal numero di imprese che chiudono per fallimento giudiziario o (e questo avviene adesso), per chiusura volontaria ovvero obbligata, stanti i mancati utili e le esose tasse che gravano sul sistema economico della piccola e micro impresa.

Sono ragioni queste? Se lo sono, occorre prendere i giusti provvedimenti, altrimenti nel giro di pochi anni la Sardegna non sarà più dei sardi; Ovvero, i sardi abbandoneranno la loro terra costretti a farlo per fame.

Ecco questo ve lo dice un povero che non ha voce in capitolo, uno che potrebbe, con polso duro e mente ferrea, mettere in riga i signori tipo Pigliaru e suoi seguaci; uno che potrebbe, con un’idea geniale mettere d’accordo tutto l’indipendentismo frammentato e diviso per diverse ideologie e interessi.

Chi non riconosce in questo tempo il proprio fallimento politico di matrice sarda, mette a rischio di estinzione il popolo;
Chi non si sottopone a un “mea culpa” obbiettivo, fa danno a sé a agli altri;
Chi non capisce che da solo (movimento o partito) non può portare avanti lotte politiche vincenti è meglio che si ritiri dal campo oppure cambi mentalità e si renda partecipe in un contesto di unità.
E’ tempo di risultati, ma questo povero abbandonato al suo destino non ve li può dare, a meno che…

Lascio in sospeso perché sono convinto che non serve a niente andare oltre.

Il sardo medio generalmente si lascia incantare (abbindolare) dall’eclatanza di chi si propone in fotocopia di politiche già esistenti, che cerca la popolarità e che per farlo si adegua alle logiche del sistema vigente. Ma ci serve davvero un nuovo politicante che si aggiunge alla lista dei separati indipendentisti già così numerosi?

(di Gianni Nachira)

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