ARTIGIANATO TRA PRESENTE E FUTURO

Artigianato tra presente e futuro

( di Antonio Simon Mossa)

Antonio Simon Mossa è un intellettuale sardo dai tratti geniali, dotato di una cultura enciclopedica, in grado di argomentare con competenza e cognizione di causa, dai problemi legati all’economia, all’artigianato, alle lingue, allo sviluppo sostenibile e incentrato sulla cultura locale.

In questo articolo, tratto dal libro Antonio Simon Mossa

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facente parte della collana Pensatori Sardi dell’Unione Sarda, che potrebbe essere stato scritto oggi vista l’attualità della questione, evidenzia come l’artigianato sardo, sia quasi del tutto “relegato” alla produzione di semplici soprammobili, non occupandosi invece di tutta una serie di produzioni artigianali che siano di uso quotidiano.

Ecco l’articolo:

Artigianato tra presente e futuro

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Questo vuole essere un contributo alla soluzione di un insieme di problemi connessi con la produzione artigianale in Sardegna.

Intendiamo soffermarci soltanto sull’artigianato di qualità, cioè su quelle forme di produzione artigiana che in Sardegna hanno trovato sempre, trovano oggi e tanto più troveranno in avvenire l’ambiente adatto per svilupparsi, perfezionarsi, differenziandosi totalmente da forme analoghe di produzione di altri Paesi ad economia simile.

La produzione attuale, sviluppatasi in seguito a una serie di felici circostanze nell’ultimo dopoguerra, ha in sé le caratteristiche fondamentali che – in quanto antitetiche- portano al dualismo di oggi, alla crisi e al pericolo di un decadimento costante della produzione stessa, ove non si ponga mano, e sollecitamente, a ripari energici.

Il dualismo è dato dalla frattura venutasi a creare fra quello che in genere si definisce come “artigianato tradizionale” e quello “su nuovi modelli”.

Il voler incrementare la produzione più aggiornata con nuovi modelli, pur conservandosi di tecniche tradizionale, e la ricerca di nuove tecniche, fino ad ora sconosciuto abbandonate da tempo, ha portato ad una produzione di altissimo livello, […] ma che ha al tempo stesso svilito la produzione tradizionale (in buona parte di medio e basso livello), creando – o accentuando –quella frattura già manifestatasi nel periodo fra le due guerre.

Si è quindi creato – inconsciamente forse, ma non per questo con meno responsabilità – un movimento di artigianato, definito dai più artistico, che ha in parte snaturato il “ vero artigianato”, cioè quello formatosi lentamente nei secoli per una esigenza utilitaristica e non artistica.

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Il genio e l’inventiva degli antichi capi bottega, come degli artisti di oggi, con i continui e sempre più raffinati modelli, ha portato a forme di oggetti di artigianato vero di alto livello; in quanto non si potrebbe immaginare una sorta di artigianato statico con la ripetizione all’infinito di modelli tradizionali.

La figura dell’artigiano di villaggio, del capo bottega […]è andata man mano scomparendo. 

Nonostante  la paurosa concorrenza dell’industrial design, scatenatasi in tutti i Paesi, e dovuta in parte alla incapacità dell’artigianato di organizzarsi per una produzione in grande serie e a basso costo.[…]

Ma soprattutto, ed è qui che bisogna metter l’accento, vi è una pericolosa tendenza all’oggetto di artigianato esclusivamente decorativo, al cosidetto “soprammobile” e addirittura al “pezzo d’arte” da un lato o all’oggetto di “souvenir” dall’altro. Il che porta a un equivoco sia per l’orientamento della produzione sia per la non facile ricerca di mercato. In questo equivoco sono caduti spesso i critici e i mercanti – specie stranieri – i quali hanno creduto in questo orientamento deciso dell’artigianato nell’isola, e hanno creato il mito di un mercato sempre più dilatato per quelli che dovrebbero definirsi semplicemente “oggetti inutili”.

È necessario invece che l’orientamento della produzione sia rivisto, sia soprattutto adeguato alla realtà, alla mutevolezza della domanda, alla possibilità di applicazioni sempre più stabili, come nell’arredamento e nell’architettura, e sia soprattutto bandita e respinta con i mezzi in nostro possesso tutta quella produzione di paccottiglia che si risolve in una bassa intrapresa commerciale di facile e rapido esaurimento.

Il marchio è l’unico mezzo sicuro per affermare nei mercati la produzione artigianale dell’isola. Ma il marchio significa organizzazione capillare, vera e propria armata di artigiani singoli, di gruppi o di collettivi, che lavorano con un minimo di sicurezza.[…] è necessario il fattore ricerca di mercato[…] il fattore di “differenziazione” della produzione di quella similare di altri paesi e regioni, il fattore della flessibilità di produzione in rapporto all’andamento dei mercati stessi e – infine – il fattore della contrazione dei costi di produzione.

La paccottiglia di “souvenir” oggi in vendita nelle commercialissime botteghe è causa di squilibri e mutamenti notevoli nei mercati ove noi vogliamo collocare i nostri prodotti. È del tutto inutile creare all’estero botteghe sceltissime di prodotti di artigianato di qualità.

Gli oggetti di artigianato più facilmente collocabili nel mercato […] sono quelli che hanno una funzione specifica nella casa e il cui costo non sia eccessivo. Tappeti, coperte, piccoli mobili, seggiole, vasi di ogni genere, stoviglie, tovagliame, etc.

Informazioni su Ivan Monni

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