SARDEGNA: L’IDENTITÀ PERDUTA

SARDEGNA: L’IDENTITÀ PERDUTA

(di Gianni Nachira  – 6/08/2015)

festa_redentore_2009_0811DA TROPPI ANNI MI CHIEDO perché la Sardegna si riconosce soltanto nelle sagre con la sua poesia, con i suoi balli, i canti a tenores. Spettacolo e basta. Già, spettacolo. Ma in realtà, il popolo sardo qual è? Com’è? Il sardo chi è? TRE DOMANDE per una sola risposta. Questo vorrei. Invece le risposte sono tante, troppe e l’una si differenzia dall’altra sotto significativi aspetti che in tale maniera, mostrano una Sardegna (un popolo) frammentata, separata, discorde, confusa. La Sardegna vive il suo “Status Quo” che si è venuto a creare dopo aver perduto la propria identità etnica. Tale status regge, in virtù di un equilibrio innaturale e, in quanto tale, destinato a rompersi. A pensarci bene, però, quando questo equilibrio si sarà sgretolato, si incomincerà a guardare a fondo la realtà e si scoprirà che il popolo ha bisogno d’altro. Ha bisogno di ritrovarsi, di ricostruirsi attraverso la ricerca della vera inconfondibile identità di popolo, che non è dipendenza da altri Stati, ma di Stato a sé, SARDEGNA, che oggi è di tutti, fuorché dei Sardi. Oggi, infatti, manchiamo di identità perché sappiamo proporci soltanto, come dicevo prima, nelle pubbliche piazze in spettacoli; Manchiamo di identità perché non abbiamo una ricchezza economica propria che ci sostenga; Manchiamo di identità perché siamo politicamente divisi in troppi frazionamenti di stampo sardo, che in scelte di politiche del Governo cui sottostiamo; Manchiamo di identità perché abbiamo permesso che pezzi di Sardegna siano stati venduti agli stranieri; Manchiamo di identità perché abbiamo permesso a gruppi industriali d’oltre mare di portarsi via i nostri soldi. Manchiamo di identità perché non abbiamo una vera LINGUA.
Già, una lingua: Il presupposto primo perché un popolo si identifichi. Ma di lingue ne abbiamo più di una, mi si potrebbe obiettare; Addirittura abbiamo -purtroppo- persone che sono convinte che il loro idioma è “lingua”, mentre, non facendo parte dei gruppi lingua e degli pseudo gruppi lingua riconosciuti, quello è soltanto “l’idioma” che rappresenta il puro dialetto di zona.
Ma non basta la lingua per fare dei Sardi un popolo. Occorre altro. Serve una svolta, bisogna riappropriarsi del diritto di riconoscerci come Stato. A queste condizioni si può parlare di Sardegna, riconquistata da un popolo determinato e forte, finalmente risvegliatosi dal letargo nel quale ha vissuto sino ad ora.

La domanda però nasce spontanea: Sarà vero che il popolo Sardo si risveglierà?

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