IL CONSORZIO DI IMPRESA TRA PMI

CREARE IL CONSORZIO DI IMPRESA TRA PMI – I SUOI PUNTI DI CONVENIENZA

(scritto da Gianni Nachira il 04-06-2016 11:47)

per il consorzio di impresa tra PMIIl progetto consortile previsto nel mio programma è articolato e differenziato ed è volto a coinvolgere settori specifici suddivisi per categorie.

IL FONDAMENTO costituisce l’essenza del progetto perché si adotta il sistema della produzione d’origine, immessa in un mercato specifico diretto, cioè privo di intermediazione.
Dal produttore al consumatore sarebbe il principio, ma non è proprio così, perché è più giusto dire dal produttore al socio consortile, oltre che al pubblico, in questo caso definito consumatore esterno.

Negli anni, precedenti esperienze consortili si sono concretizzate raggiungendo livelli di fatturato considerevoli, oppure altre, che si sono dimostrate fallimentari.

Quello che bisogna fare, è evitare gli errori delle precedenti esperienze. Poiché la Sardegna volente o nolente si è trovata ad operare secondo le leggi italiane, ancor più ha constatato la relatività di un processo economico consortile rispetto ad altre Regioni d’Italia.

Ciò dipende dal fatto che a godere dei benefici ad essa legati, sono sempre stati in pochi, i soliti furbi, che hanno saputo sfruttare bene finanziamenti regionali e agevolazioni fiscali, a danno dei veri operatori del consorzio: Collegate minori e manovalanza.
Ora, per mettere su un sistema consortile valido, si devono coinvolgere:

•TERRITORIO
•IMPRESA
•MERCATO

Così facendo, si viene a determinare una sorta di concorsuale intento nella realizzazione del progetto, che vede coinvolte una miriade di imprese di produzione locali, che trovano la loro ragione d’esistere grazie a un mercato che si apre in tantissimi centri urbani della Sardegna, i quali garantiscono lo smercio grazie al giusto equilibrio che si crea tra domanda e offerta.

per il consorzio di impresa tra PMIIn altri termini, si tratta di promuovere il prodotto locale con la consapevolezza di offrirlo a prezzi ragionevoli e di convenienza rispetto a ciò che si trova nei mercati tradizionali retti da produzioni le più disparate, provenienti da tutt’altri luoghi fuorché dalla Sardegna, le quali spesso fanno sorgere il dubbio circa “genuinità e conservazione”.

Gli spazi consortili sono pressoché infiniti e vanno affrontati uno alla volta, cercando di formulare un piano di fattibilità per ogni singolo processo di corporazione consortile che ci proponiamo di realizzare.

A mio parere, il primo passo bisogna farlo orientandosi verso l’alimentare, in quanto bene primario.
Si tratta di comprendere che alla base di tutto c’è da risolvere il problema della produzione costante e garantita nel corso degli anni, che sia quantitativamente programmata evitando gli eccessi che altrimenti non troverebbero mercato.

Nel campo alimentare, entrano tutte (nessuna esclusa) le aziende agricole, le imprese artigiane di trasformazione, che si devono unificare se ubicate nello stesso comune e se hanno una produzione simile.
I benefici che se ne traggono da una unificazione sono interessanti, perché garantiscono:

A – Abbattimento costi attrezzature;
B – Garanzia di produttività costante;
C – Impiego razionalizzato del personale;
D – Potere di acquisto maggiore delle materie prime occorrenti;
E – Abbattimento dei costi per la distribuzione dei prodotti;
F – Risparmio energetico nell’utilizzo delle macchine e degli impianti;
G – Sgravi fiscali maggiori;

Se poi dovessero esistere altri benefici, si possono mettere in campo e giocherebbero a tutto maggior vantaggio per l’impresa consorziata.

LA PRODUZIONE INTERESSATA

•AGRICOLTURA (verduriera e da frutto) – Incremento e razionalizzazione sono 2 processi ben distinti di cui affronterò la possibile attuazione con un programma che ho già in fase di studio
•OLEIFICI
•MIELIFICI (apicoltura e produzione del miele)
•LATTE E DERIVATI
•CONSERVE ALIMENTARI
•CASEIFICI
•SALUMIFICI
•PASTIFICI
•PASTICCERIA
•PANIFICI
•ITTICO (pesca mediterranea Sarda -consorzio nel consorzio- fresca e lavorata)
•CARNI (Bestiame nativo dall’allevatore alla macellazione consorziata)
•ACQUE MINERALI E BIBITE
•TORREFAZIONE
•PRODUZIONE CARTACEA ALIMENTARE E PER LA CASA
•ALTRE: FLOREALI E PIANTE ORNAMENTALI

per il consorzio di impresa tra PMIOra, sulla base di questa possibile realtà di produzione sarda, si può giocare la carta del mercato, allestendo locali commerciali e fiere ovunque in Sardegna.

In sostanza, si tratta di dare uno sbocco commerciale concreto alle imprese produttrici, garantendo loro l’assorbimento in toto della produzione. In tal modo, andiamo a mettere su, un sistema concatenato e coordinato che non lascia spazio né ad errore, né alla peggiore delle ipotesi, la mancata vendita.

Inoltre si innesca un altro processo che è quello dell’informatizzazione, necessaria oggi per la gestione intelligente di un meccanismo perfetto a doppio senso di circolazione, qual è quello che si vuole realizzare.

ASPETTI FICALI
Affrontiamo ora il problema più ostico, che è quello dell’assoggettamento del nostro empirico sistema alle leggi italiane in fatto di fisco.
Intanto, premetto che, trattandosi di prodotto esclusivamente d’impresa locale, dovrebbe essere tutelato dal punto di vista degli oneri fiscali, affinché non diventi bersaglio da colpire a morte, come è successo per una miriade di imprese Sarde uccise più che dalla crisi “ciclica”, dagli effetti del sistema bancario, del credito e del fisco.

Occorre concordare con l’Italia (purtroppo), una sorta di defiscalizzazione sul reddito delle imprese consorziate. Cosa a mio parere fattibile in virtù di uno statuto speciale esistente, per una Sardegna denominata autonoma, insulare a bassa densità di popolazione, troppo lontana dalla terra ferma (detto “statuto” tra l’altro prevede la Zona Franca).
Certamente sarebbe più logico realizzare progetti di questo tipo, trovandoci in una condizione di indipendenza totale dal governo Italiano, perché andremmo ad esemplificare le procedure e ad eliminare apparati burocratici che l’Italia ci impone, oltre che fiscalizzare il tutto a beneficio del nostro governo. Ma, sino a quando ciò non sarà virtuosa realtà, mettiamoci l’animo in pace e procediamo impegnandoci a creare impresa.

PROIEZIONE PROSPETTICA DEI BENI DERIVANTI DA TRASFORMAZIONE

Non può mancare, considerando la facilità con cui oggi le reti internet lavorano, la visione di un mercato internazionalizzato, la cui prospettiva invita ad impegnarsi per esplodere a rosa di pallettoni nel mercato mondiale con l’apporto di prodotti qualitativamente eccellenti, ma non per questo esorbitanti in prezzo.

Per giungere a un risultato ottimale, occorre necessariamente partire dalla convinzione che a costi ragionevoli corrisponde per certo un mercato quantitativamente più intenso e dunque, più remunerativo.
Il principio è suffragato dal fatto che quanto più un’azienda produce, tanto più percentualmente diminuiscono i costi e ciò giustifica la mia affermazione precedente, circa la determinazione di un prezzo ragionevolmente accessibile anche ai ceti medi.

Ovviamente, mi riferisco a quei prodotti scaturenti dalla trasformazione (confetture, olio, formaggio, salumificio, prodotti da forno ecc…),.
E’ opportuno soffermarsi su un punto importante, cioè quello della ponderatezza della scelta dei prodotti idonei all’esportazione. Infatti, non tutto deve essere oggetto di esportazione.

Ad esempio non si esporteranno acque minerali e bibite o altri prodotti standardizzati per i quali esiste già una super produzione mondiale in perfetta concorrenza e immessi in un canale di distribuzione troppo potente e agguerrito.

La ragione che dobbiamo farcene, è questa, cioè, distinguere la produzione a mercato unicamente nazionale da quello internazionale. Soltanto così si può contenere il rischio della dispersione di parte dell’economia che gioco forza occorre invece tenere alta.

Abbiamo già, di fatto, un mercato che si è aperto all’esportazione, con vini, formaggi e salumi, ma non è sufficiente il risultato sin qui ottenuto. Serve un incremento sia di produzione (anche se l’attuale è consistente), che di aggregazione. Infatti, sono convinto che l’aggregazione è una delle condizioni che giocano a beneficio di una maggiore penetrazione nei mercati.

Di aggregazione parlerò in altro trattato, mentre qui voglio sondare i fondali ancora sconosciuti di una realtà spaventosamente ricca di benefici in termini di “Lavoro”, che vedrebbe elevarsi a iperbole il livello occupazionale e determinerebbe il rientro nella propria Patria di molti emigrati.

E’ questa la proiezione prospettica, che va a risolvere il problema del calo demografico, i timori di un futuro di povertà e di emigrazione e, insieme, la reintegrazione in un polo produttivo, di tutte quelle “cattedrali industriali” , oggi passive o del tutto serrate. In una parola: “Riconversione”

I PROGETTI
Si tratta di progetti elaborati al fine di concretizzare, settore per settore, la messa a punto del sistema specifico per rendere il comparto agevole, corposo, strutturato in maniera tale da ottenere da ciascun d’essi il massimo della produttività secondo criteri di attuazione in essi descritti.
Per cui avremo una serie di progetti in concatenazione tra loro, assoggettati a un coordinamento di produzione e di espansione sui mercati, attraverso analisi ponderate che consentano agli investitori e imprenditori di affrontare l’avventura con margini di rischio super ridotti o nulli.

A proposito, ricordo a tutti gli interessati che l’unione fa la forza. E questi progetti hanno bisogno di partecipazione attiva. Grazie.

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